Disturbo da deficit di Attenzione ed Iperattività

ADHD nell’adulto

Il ruolo terapeutico della psicoeducazione

ADHD

Il Disturbo da deficit di Attenzione ed Iperattività, meglio conosciuto con il suo acronimo dall’inglese ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è una sindrome clinica caratterizzata da sintomi che causano una compromissione significativa nel funzionamento dell’individuo e che sono presenti sin dall’infanzia.

Si tratta di sintomi che si esplicitano con disattenzione, iperattività ed impulsività.

Le persone che ne soffrono faticano a concentrarsi su attività che richiedono uno sforzo prolungato, tendono a rimandare attività ritenute più noiose e quindi a procrastinare molto con il rischio di ritrovarsi a terminare compiti in lassi di tempo molto ristretti e quindi di sperimentare importanti vissuti di ansia e stress. Il lavoro può risultare frettoloso e dunque impreciso oppure, al contrario, lento ed incompleto perché ci si perde nei dettagli per paura di commettere errori.

Spesso gli appuntamenti vengono dimenticati, regna il disordine e c’è bisogno di molta organizzazione, soprattutto esterna, per completare le attività.

È presente la costante sensazione di dover fare qualcosa, la mente è sempre in movimento, dominata da pensieri che non si fermano mai.

L’ADHD o Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività è un disturbo neuropsichiatrico caratterizzato da un pattern persistente di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferisce con il funzionamento o lo sviluppo.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) infatti “i sintomi devono essere presenti in due o più contesti (ad esempio casa, scuola, lavoro) e devono influenzare negativamente le attività sociali, scolastiche o lavorative” (American Psychiatric Association, 2013). La prevalenza globale dell’ADHD nei bambini è stimata tra il 5% e il 7%” (Polanczyk, 2017) ed è diagnosticato più frequentemente nei maschi rispetto alle femmine con un rapporto di circa 2:1 (Willcutt, 2016). I sintomi spesso emergono prima dei 12 anni e possono influenzare significativamente il rendimento scolastico, le relazioni sociali e le attività quotidiane.

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Trattamento dell'ADHD

Le linee guida internazionali per il trattamento dell’ADHD prevedono un approccio integrato cioè in cui siano presenti psicoeducazione e farmacoterapia.

La psicoeducazione è un percorso di fondamentale importanza poiché mira ad ottenere conoscenza chiara delle caratteristiche e dei motivi del funzionamento di un cervello, e quindi di una persona, con ADHD. In questo modo è permessa una reinterpretazione delle proprie esperienze alla luce della diagnosi e quindi il superamento di sentimenti di rabbia, colpa e frustrazione verso sé stessi che per anni sono stati collezionati.

La comprensione di sé stessi può aiutare a sviluppare un atteggiamento auto compassionevole che possa sostituirsi all’autocritica e quindi risultare utile a costruire un nuovo sé che sappia prendere vantaggio dalle caratteristiche positive ed eccezionali del proprio funzionamento piuttosto che concentrarsi su quelle limitanti.

Il trattamento farmacologico prevede l’uso di stimolanti efficaci nel migliorare attenzione e concentrazione e nel ridurre l’impulsività e l’iperattività. In Italia, ad oggi, solo il metilfenidato è approvato e disponibile per il trattamento dell’ADHD negli adulti.

La sinergia tra consapevolezza del proprio funzionamento, data dalla psicoeducazione, e l’intervento neurochimico, dato dal farmaco, può giocare un ruolo chiave nel miglioramento della qualità di vita delle persone con ADHD.

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